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Sorto nel III secolo a.C. a 400 metri
di altezza, Il Teatro di
Segesta è rivolto verso Nord per
far godere agli spettatori
l’incantevole vista sulle colline e
sul mare lontano.
-Segesta- |
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Seguendo le tracce degli Elimi, antichissimo
popolo misto di indigeni sicani e di stranieri
immigrati probabilmente di origine anatolica,
lungo il pendio del monte che ospita Erice,
l'altra città sacra degli Elimi, si arriva a
Segesta. A pochi chilometri da Calatafimi, accolta
da morbide colline, Segesta offre al mondo
intero due splendide opere: il Tempio e il Teatro.
Il Tempio dorico-siculo si erge su un piccolo
colle dal quale domina la circostante vallata.
Edificato fuori dalla cinta muraria della città
nell'ultimo trentennio del V secolo a.C. è
arrivato fino a noi, avendo vinto la sua battaglia
col tempo, perfettamente intatto ma incompleto.
L'interno, a cielo aperto, manca della cella
facendo pensare agli studiosi che si tratti di un
altare all'aperto arricchito da strutture doriche
in modo da farlo sembrare un tempio. Quel che è
certo sono le sue splendide forme che, come detto
da qualcuno, "gareggiano col Partenone nella
sottigliezza delle loro raffinatezze".
Dall'estremità orientale del Monte Barbaro si
mostra sulla valle segestana il Teatro greco. La
sua costruzione risale alla seconda metà del II
secolo a.C., e fu rimaneggiato dai romani in epoca
successiva. È sicuramente una perla
architettonica, scavata nella roccia, con circa
venti gradinate divise in sette cunei, dotata
probabilmente di un passaggio sotterraneo dal
quale gli attori sbucavano sulla scena
sorprendendo gli spettatori. Il superbo scenario
naturale del parco archeologico di Segesta è
completato da un grande Santuario, del IV-V secolo
a.C., dalla forma rettangolare e all'interno del
quale si possono ammirare le rovine di un tempio
dorico.
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